martedì 22 marzo 2011

FIDAL, parola d’ordine: “lavorare duro”

Non conosco personalmente Franco Arese, nonché Presidente della FIDAL (Federazione Italiana di Atletica Leggera), ma condivido in pieno 2 passaggi fondamentali del Suo discorso di fine anno, avvenuto nell’AtleticaInFesta il 4 dicembre 2010 a Roma. Il primo) in cui sottolinea che oggi non basta insegnare il gesto corretto della disciplina ai Ragazzi (il nostro Futuro), vanno tuttavia seguiti e monitorati con attenzione, cercando di approfondire e conoscere i loro problemi, che spesso non sono soltanto legati ai muscoli ma sono caratteriali, morali, insomma di vita quotidiana. Il secondo) cambiare mentalità (aggiungerei, non cercare scorciatoie): convincersi che soltanto il lavoro duro, pignolo, ingrato, alla fine paga. E paga bene perché l’atletica non è avara, restituisce con gli interessi tutti i sacrifici. Se penso alla mia infanzia e alla mia adolescenza, mi viene da sorridere. Questi VALORI erano già parte integrante del nostro DNA, probabilmente perché abbiamo avuto la fortuna di poter vivere le campagne, i giardini, i vicoli, le strade, i quartieri delle nostre “forse” più genuine città e tutto è stato più naturale acquisirlo, direi quasi dato per scontato. Oggi invece, bisogna fare un sforzo considerevole per inculcare alle nuove generazioni che c’è ben altro, al di là della pseudo-morale di un “Grande Fratello”, e di fantomatici giochi elettronici, ricchi di fantasia, ma privi di una vera e propria personalità. Lo Sport ci insegna e ci educa per raggiungere grandi Traguardi Sportivi fatti anche di record mondiali, ma essenzialmente ci regala la consapevolezza di poter Vincere nella Vita di tutti i giorni, con una piccola dose di umiltà e voglia di mettersi sempre in gioco. Aiutiamo a far crescere lo SPORT, aiuteremo indirettamente a far crescere qualitativamente la nostra civiltà. Da Antonio P.


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